Venezuela: può un modello di sviluppo tutelare l’ambiente, coinvolgere la Cina e usare il petrolio?

La repubblica bolivariana sta provando a conciliare l’inconciliabile, sfruttando nello stesso tempo le sue riserve di petrolio orgogliosamente nazionalizzate, la biodiversità del suo territorio, e rapporti privilegiati con Pechino. Da più parti ferve il dibattito sulla via inseguita dal Paese di Chavez.

Le notizie che arrivano da Caracas sembrano contrastanti. Già da diversi anni il gigante cinese ha puntato l’America Latina come una delle aree di espansione, assieme all’Africa. In questo contesto, il principale partner è proprio il Venezuela, con il quale si cerca una sorta di complementarietà, di integrazione. È ciò che dichiara anche il ministro del petrolio Rafael Ramírez (qui una dichiarazione su El Universal).Smarcandosi dal modello neoliberista targato Usa e che vede protagonisti il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, il Venezuela sta progettando dal 2007 Piani di sviluppo socialista. Sia economicamente che ideologicamente, quindi, le vicinanze con la Cina sono molte.

Contemporaneamente, tuttavia, il governo venezuelano vuole rafforzare i rapporti “non piramidali” con i lavoratori, risollevare la popolazione dalla povertà e salvaguardare oltre alle persone anche l’intero pianeta con una politica che sia sostenibile. Negli ultimi giorni, per citare alcuni esempi, sono stati varati programmi sia per tutelare la flora e la fauna, sia per proteggere le coste (dal sito Rinnovabili.it).

Le suddette tematiche non sembrano per nulla essere nell’ottica di Pechino: violazioni dei diritti umani, sfruttamento dei lavoratori, noncuranza pressoché totale per il clima e l’ecosistema sono all’ordine del giorno e da un lato costituiscono anche dei “vantaggi” a breve termine per i cinesi, come arma di concorrenza. Altra incongruenza, il ruolo del petrolio: è la principale risorsa naturale ed economica del Venezuela, ed è quello che consente di poter contrarre debiti e fare investimenti: ma ha poco a che fare con programmi innovativi, rispetto dell’ambiente, modelli di produzione alternativi.

Eppure c’è chi ci vede un modello tutto sommato coerente, che inoltre è mirato ad un altro obiettivo importante: l’integrazione regionale del Latinoamerica e l’indipendenza dagli Stati Uniti. Il dibattito è in corso, nei prossimi anni poi vedremo anche effettivamente che direzione prenderà questo desarrollo soberano. In gioco, poi, ci sono anche gli equilibri internazionali e le sorti della presidenza, con la malattia di Chávez che rende incerto il fatto che tali politiche continuino ad essere applicate anche in futuro, senza il carismatico leader.

Un contributo interessante alla discussione lo dà un’intervista di Geraldina Colotti del manifesto alla ministra dello sviluppo venezuelano Edmée Betancourt, in cui tutti questi temi vengono man mano affrontati in domande anche scomode. Potete leggerla qui.

 

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