Vicino Oriente: la «Fitna» infiamma il Golfo Persico

Mentre falliscono i negoziati di Ginevra II sulla Siria, altri due paesi vicino orientali sono in fiamme. Dopo il Libano, anche Iraq e Bahrein sono campo di battaglia per la lotta che oppone Sunniti e Sciiti. E i rispettivi governi tremano.Nelle stesse ore in cui, sabato scorso, Lakhdar Brahimi, mediatore delle Nazioni Unite nel conflitto siriano, si scusava pubblicamente in conferenza stampa per il fallimento dei colloqui di pace di Ginevra, anche in altri due paesi vicino orientali avvenivano fatti rilevanti.

In Iraq, il Primo Ministro Nouri al Maliki era impegnato in un sopralluogo nel campo di battaglia della città di Ramadi, appena “liberata” dalle forze di sicurezza irachene dopo un mese abbondante di occupazione ad opera di forze antigovernative di matrice sunnita.

Intanto, dall’altra parte del Golfo Persico il Ministro dell’Interno del Bahrein annunciava la morte di un poliziotto durante gli scontri delle forze dell’ordine impegnate a fronteggiare la rivolta sciita che ha investito negli ultimi giorni il paese.

Più volte represse, ma mai domate, le proteste della comunità sciita del Bahrein si trascinano fin dal 2011. Maggioritari numericamente nel piccolo isolotto tra Arabia Saudita e Iran, ma dominati da un Governo sunnita (che gode di una protezione speciale da parte dei vicini Saud), gli Sciiti bahreiniti hanno ripreso a manifestare la scorsa settimana.

Come risultato dell’escalation di violenze, due esplosioni contro le forze di polizia in altrettanti villaggi nei pressi di Manama, la capitale, che hanno portato alla morte per ferite di un poliziotto.

Più grave la situazione in Iraq, dove, al contrario, a ribellarsi contro un governo a maggioranza sciita sono i membri della comunità sunnita, ormai diventati combattenti in seguito al rovesciamento, nel 2003, di Saddam Hussein.

Da gennaio, infatti, le città di Ramadi e Falluja, entrambe nella regione occidentale di Anbar, erano alla completa mercé dei miliziani sunniti, come non accadeva dai tempi dell’invasione statunitense.

Attualmente, Falluja rimane ancora sotto scacco, ma ad aggravare la situazione è l’apertura di un nuovo fronte, a Nord di Baghdad, nella Provincia di Salah al Din, dove i militanti si sarebbero impadroniti della città di Suleiman Bek.

Oltre a scontri diffusi in diverse altre città del paese, che solo tra venerdì e sabato scorsi avrebbero portato alla morte di 22 poliziotti.

Una bella sfida per il governo guidato da Nouri al Maliki, che il prossimo aprile si presenterà alle elezioni. Diverso, ma non meno traballante, il caso del Bahrein, dove la monarchia sunnita al potere, sebbene privata dall’incombenza di vincere elezioni, può contare soltanto sull’appoggio saudita per la propria sopravvivenza.

Una situazione complessa, quella dei due paesi, che dimostra, analogamente ai recenti sviluppi del panorama libanese, come la Fitna, la lotta intestina tra Sunniti e Sciiti, pur non conquistando le prime pagine dei giornali, stia ormai lacerando gran parte del mondo arabo.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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