Videoreportage/Finanziamenti europei inquinanti alla Euro Compost di Orta di Atella

Pezzi d’Italia slegati dal concetto di Europa. Abbandono lì dove il clamore dell’etichetta “Terra dei Fuochi” sembra essersi già sopita.

Orta di Atella, in provincia di Caserta, ha ospitato l’Euro Compost, capannone industriale che avrebbe dovuto ricevere spazzatura mista, per poi classificarla e riutilizzare solo l’organico per produrre compost biologico azotato.

Nel 2008 movimenti di protesta di comitati cittadini dell’area, in sommossa per l’odore nauseante che da Orta di Atella arrivava fino al Comune limitrofo Caivano, portò ad un’ispezione sindacale, che effettivamente dimostrò come le due piste di produzione non viaggiavano su procedure sicure per l’ambiente e che nella combustione non finiva solo organico. L’Euro Compost fu chiusa così nel 2009. Il sito (piano terra con capannone per lavorazione su due linee di produzione e primo piano con gli uffici) era stato realizzato grazie a fondi europei elargiti all’imprenditore Emilio Mormile, che nel 2012 ha dichiarato l’Euro Compost fallita. Da quel punto la società è passata ad un curatore fallimentare. Dalla chiusura al fallimento, ma ancora fino ad oggi, lo stabile è stato saccheggiato dalla microcriminalità, che ha potuto rivendere macchinari, ferro, infissi e materiale d’ufficio. Durante l’estate del 2013 in tutta la struttura è stato appiccato anche un grande incendio, con all’interno spazzatura stoccata dal 2009, tutt’oggi presente, che ha ridotto a scheletro il sito.

In prossimità delle “europee”, il ruolo e le potenzialità del Parlamento del vecchio continente in merito ai temi economici, sociali e politici vengono continuamente presi di mira, in questo caso sarebbe da interrogarsi sui criteri di selezione ed approvazione dei bandi. Ci si trova al cospetto di una struttura che avrebbe dovuto trattare compost azotato, ma che è fatta completamente in lamiera. Inoltre dopo il fallimento non è stata pensata alcuna misura di messa in sicurezza. C’è stato solo il sequestro del sito, con dei sigilli che non impediscono a nessuno di percorrere l’area e le segnalazioni d’interramenti, nei campi adiacenti il capannone, di fanghi industriali non sono state prese in considerazione. La Forestale ha effettuato analisi nei pozzi dei campi agricoli circostanti l’Euro Compost e non sono state rilevate tracce inquinanti, però i campi denunciati anonimamente da un vecchio custode non sono stati sequestrati, né esaminati. Mormile, presidente della struttura, ha sempre negato la lavorazione e lo sversamento di fanghi industriali nel capannone, che secondo la denuncia sarebbero avvenuti durante la notte, infatti l’imprenditore ha dichiarato che i turni di lavoro terminavano sempre alle 17.30 e che i piani di produzione erano regolarmente depositati presso la Provincia di Caserta. Tuttavia i dubbi restano e la messa in sicurezza non può essere garantita dalla società fallita e neanche dal Comune di Orta di Atella che non vuole procedere per dolo, perché ha espresso preoccupazione per i soldi che in tal caso perderebbe e che soprattutto non recupererebbe. Intanto l’abbandono resta. Dopo i finanziamenti per partire ed i guadagni per la società, a quanto pare nessuno può più sentirsi responsabile.

Questa storia ve l’abbiamo raccontata già qui, perché parte del nostro magazine Europe 

Bookmark the permalink.