Voci dal Cairo 4 – Le motivazioni di Tamarod

Lorenzo Giroffi

Continuiamo il viaggio nell’Egitto che sembra stia costruendo un’anomala parte seconda della sua rivoluzione. Più di cinquanta i sostenitori di Mohammed Morsi, ancora agli arresti domiciliari, uccisi ieri  perché in protesta contro l’esercito. Le forze armate a loro volta hanno dato un altro ultimatum ai sostenitori dei Fratelli Musulmani: sgomberare le strade dalla protesta, altrimenti verranno legittimati gli scontri a fuoco.

In un paradossale risveglio dai sogni di rivoluzione, l’Egitto è piombato in uno stravolgimento delle proprie aspettative, con la piazza che, soddisfatta per la deposizione di Morsi, intona cori d’incitamento verso l’esercito. Un fronte composto da liberali, comunisti, laici, salafiti, tutti però a dipendere dalle decisioni delle forze armate.

Intanto il presidente temporaneo ad interim, Adly Mansour, che sarà in carica fino alle elezioni annunciate dai generali, ha negato un incontro con il premio Nobel per la Pace, Mohamed Elbaradei, finalizzato ad una sua compartecipazione alla presidenza. ElBaradei è definito dalle forze islamiche come un uomo troppo vicino agli Stati Uniti d’America.

Tra le strade di tutto il Paese i motivi per affrontarsi sono tanti, perché chi ha votato ed ancora sostiene i Fratelli Musulmani non può accettare la presa di potere dell’esercito, mentre chi ha denunciato l’incapacità del governo di Morsi e gli spiragli di un nuovo regime con esso acclama le forze armate per le strade. Al momento la repressione colpisce di più gli islamici, che urlano in piazza:“Il presidente Morsi ritornerà nel palazzo”.  L’ala politica della Fratellanza, The Freedom and Justice, che si è attestò vincitrice nelle prime elezioni libere egiziane del 2012, parla di rivoluzione rubata dai carri armati. Questa componente politica, che detiene ancora grosso consenso nel Paese, invoca l’intervento della comunità internazionale, per evitare ulteriori massacri e non far diventare l’Egitto una nuova Siria.

I manifestanti sparati ed uccisi dall’esercito sono stati definiti, dal Nour party, un incidente a fuoco tremendo: massacro. Il Nour party è un partito di salafiti che ha appoggiato la campagna Tamarod per opporsi al Governo dei Fratelli Musulmani, ma in queste ore tutto sta mutando ed ogni analisi potrebbe risultare superficiale od esposta a rapidi mutamenti.

Il Sinai, zona bollente dell’Egitto, in questi giorni non può che riempirsi di ulteriori incertezze ed infatti è stato attaccato il gasdotto della città di el-Arish. L’esercito ha già dichiarato di voler rafforzare la propria presenza nella zona, affinché si dichiari  ufficialmente guerra alle bande, definite dai più jihadisti, ma che sono composte anche dagli insoddisfatti beduini, abbandonati in quella regione, che comunque attaccano le postazioni dell’esercito egiziano.

Nel video segnalato ci sono interviste raccolte a Piazza Tahrir:  chi ha fortemente voluto la cacciata di Mohammed Morsi, persone che hanno determinato l’intervento dei militari, perché spaventati da un atteggiamento della Fratellanza troppo simile ad un regime ed oppressi dal peggioramento della crisi economica.

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