Voci dal Cairo [parte 3] Le violenze sulle donne come gesto politico

Lorenzo Giroffi

L’Egitto dal 25 gennaio 2011 non ha mai smesso di sentire la responsabilità di esprimere il proprio dissenso, scendendo in piazza affinché i diritti, i sogni e le ambizioni della rivoluzione fossero rispettati.

Questi giorni il tutto si è amplificato, perché il terreno dello scontro si è spostato su di una richiesta specifica verso una parte politica: le dimissioni del presidente Mohamed Morsi.

I Fratelli Musulmani hanno da sempre dichiarato la loro indisponibilità inerente a tale ipotesi e così le manifestazioni, che non hanno mai smesso di cadenzare la vita quotidiana egiziana, si sono ritrasformate in violenze, con nemici da individuare dall’altro lato della strada. I sostenitori della Fratellanza sono scesi anch’essi armati in strada, per contrastare tutti i sostenitori della campagna Tamarod, che invece continuano con fermezza a volere nuove elezioni.

In queste ore il Paese vive in un limbo. I vertici militari avevano dato un ultimatum al presidente Morsi per risolvere gli squilibri di ordine pubblico di questi giorni, perché, in caso di incapacità, l’esercito, senza chiarire in che termini, ha dichiarato di voler intervenire. L’Egitto è già stato teatro di colpi di Stato militari, che hanno poi consolidato il regime per anni, dunque lo scenario non è rassicurante.

Mohamed Morsi ha incontrato uno dei maggior esponenti dell’esercito egiziano, Abdel-Fattah el-Sissi, assieme al Primo Ministro Hesham Kandil, fino poi, qualche ore fa, dichiarare di non voler rispettare l’ultimatum decretato dall’esercito.

Intanto nelle ore di proteste viene usata ancora la violenza sulle donne come atto politico di destabilizzazione. Dal 2011 ad oggi sono state molte le manifestazioni volte a far sentire le donne meno sole, più consapevoli del fatto che ogni diritto reclamato non possa trasformarsi in un bersaglio contro di loro.

Dal 25 maggio 2005, quando la giornalista Mona Eltahawi, durante una manifestazione contro il dittatore Mubarak, fu assaltata dalla polizia, arrestata, picchiata e violentata, ogni anno, in questa data, associazioni e cittadini liberi si organizzano dinanzi la sede del sindacato dei giornalisti presenti al Cairo, per ricordare la brutalità di quell’episodio e debellare la consuetudine delle molestie sessuali contro le donne. Nel video segnalato, realizzato al Cairo, Abeer Saddy, vice presidente del sindacato egiziano dei giornalisti, e Miriam Kirollos, attivista dell’Organizzazione Anti-Sexual Harassment/Assault, spiegano le lacune legislative in merito alle punizioni su chi commette tali violenze, ma anche le proposte che vengono dalla ventata rivoluzionaria.

Restando sulla cronaca di questi giorni e ripercorrendo le stime dell’Egyptian Center for Women’s Rights, che rintraccia la percentuale dell’83% per le donne egiziane che hanno subìto, almeno una volta nella loro vita, molestie sessuali, in queste ore, durante ed a seguito della grossa manifestazione di domenica 30 giugno, sarebbero stati già 46 i casi di violenza sessuale contro donne che si erano riversate in piazza per protestare.

Naturalmente i numeri, per una maggiore certezza, dovranno essere confermati dopo che saranno raccolte tutte le denunce ed i medicamenti presso le strutture ospedaliere. Intanto l’ Op Anti-Sexual Harassment/Assault, che si organizza con tanti volontari ad ogni manifestazione, per formare presidi che danno assistenza a donne prese di mira, conferma le 46 vittime, tutte molestate a Piazza Tahrir del Cairo. Il partito liberale di opposizione, The Free Egyptian Party, ha dichiarato che queste violenze sono orchestrate dal Governo per delegittimare e spaventare ulteriormente i protestatari. Nelle ultime manifestazioni sono oggetto di violenza anche le donne accompagnate da uomini.

Bookmark the permalink.