“Wars on demand”, un libro che racconta il mercato militare ed il potere NATO in giro per il mondo

Quando in redazione è arrivato “Wars on demand – Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà” è stato come incontrare un coro con toni diversi, ma legati all’unisono da un armonico problema: la militarizzazione dei territori.

Nel mondo della declinazione crisi in ogni settore della società, ci sono posti immuni. Uno di questi è quello della strategia e degli investimenti militari. Vicenza libera dalle servitù militari ha tirato su questa raccolta di sedici autori, sei movimenti e dieci illustratori, per un libro da leggere come un planisfero alternativo, su cui rintracciare, oltre i soliti riferimenti di bandiere e bussole, basi NATO che hanno mutato vita e geografia di intere aree.

Wars on demand, edito da Agenzia X, nasce da un incontro di lotte, riunitesi  nel 2013 al Festival No Dal Molin di Vicenza. Racconti di occupazioni, di negazione per ogni tipo di salvaguardia alla salute e di libertà di movimento.

L’imperialismo statunitense ha nella presenza militare su tutto il globo il suo perno portante, che senza interruzione, con picchi di alta e bassa intensità, continua ad incidere.

Il libro parte da Vicenza, dove dagli anni ’50 i vertici militari statunitensi hanno avuto sempre campo libero per intensificare la loro presenza. Il piano degli anni 2000 era quello di rendere Vicenza un’area in cui spostare anche molti militari dalla Germania, per creare unità speciali. La rappresentazione di tutto ciò era l’Aeroporto Dal Molin.d9eaf6d49c077adbc7c024a3c6603614

La grande mobilitazione del 2006 è il primo racconto di questo libro di lotte. Una massa multiforme di persone che si opponeva a 90 ettari di zona militare, di piste aeree e basi. Nel 2007 cominciò la costruzione della nuova base NATO, che fu contrastata da un forte movimento popolare, che nel 2009, con il supporto dell’Amministrazione Comunale, organizzò un referendum per far esprimere i vicentini in merito. Il Consiglio di Stato  italiano non autorizzò le votazioni, ma i volontari comunque organizzarono i seggi: il 95% dei votanti  erano contrari alla costruzione della base. La coscienza e la consapevolezza dei danni che una base militare, con tanto d’insediamenti per soldati, possa portare, causò stupore anche allo Stato Maggiore della NATO, che per  il 4 maggio 2013 aveva preparato un’inaugurazione in pompa magna. Questa fu boicottata e contrastata da tutto il movimento. L’apertura ufficiale fu così spostata nel luglio successivo, senza tanti lustrini e con una constatazione da affrontare: la lotta è rimasta compatta nel tempo. La base è stata comunque costruita, ma la NATO ha dovuto rinunciare a due terzi della zona aeroporto. Nella zona “immune” è stato costruito un enorme parco per la cittadinanza.

imagesUn’altra vittoria, che ha ispirato tanti altri movimenti, è stata quella in merito alla pista aerei, non utilizzabile come nei piani NATO e soprattutto la limitazione dei militari che dalla Germania si sarebbero dovuti trasferire in massa a Vicenza.

Il libro si sposta poi in Sicilia, a Niscemi, ad ottanta chilometri da Catania. In un paesino in cui i più elementari servizi sono ridotti, come il servizio idrico ed il trasporto pubblico. Questo paragrafo si districa in una militarizzazione che sceglie i luoghi da comprare. Si racconta come a Niscemi la gestione dell’acqua sia tra le mani della multinazionale spagnola Caltacqua. Esempio di un territorio depredato. La base militare di Niscemi è su un terreno acquistato dalla Olmo spa, società poi rivelatasi vicino alla mafia. Questa rivendette i terreni al triplo del prezzo al Ministero della Difesa. I militari presenti nel sito sono una trentina ed a differenza di altri posti in cui la vita militare condiziona la cittadina, questi vivono poco Niscemi, perché alloggiano tutti a Sigonella (distante 90 km).  La lotta è partita per una forte preoccupazione sulla salute delle persone.

In assenza di un registro tumori ufficiale, i comitati hanno iniziato a consultare tutti i medici della zona, per confrontare le patologie, arrivando a dati preoccupanti: si registra una forte presenza del tumore di hodgkin.

La base di Niscemi e le sue antenne hanno iniziato il proprio processo di trasformazione in sordina, perché i vecchi tralicci hanno dovuto coesistere con le parabole. In pratica il Muos diventerà un sistema direzionale, che utilizzerà onde elettromagnetiche, capaci di passare qualsiasi tipo d’informazione.images (1)

Le proteste qui hanno causato ammende amministrative fino ai trentamila euro. La campagna di opposizione, No Muos, fino al 2015/2017, data in cui le antenne dovrebbero essere operative, non si fermerà, anche in virtù di tutte le informazioni che i comitati stanno acquisendo.

Wars on demand passa poi ai LAR, che scritta così magari non suggerisce nulla. Lethal Autonomous Robotics: i droni. Armi-robot che viaggiano da soli, fondendo i ruoli delle armi con quello dei combattenti. L’utilizzo di questa tecnica ha ricevuto ammonimenti dalla comunità internazionale, perché ancora non si sono stabilite regole d’ingaggio. Tuttavia i droni già operano per mano statunitense, in particolar modo in Pakistan. Le operazioni sconfinano gli obiettivi militari, perché, ovviamente, ci sono state innumerevoli vittime civili.  Afghanistan - US Air Force Predator Aircraft

Ciò che non si sa è che la Sicilia per la NATO dovrà essere la capitale mondiale dei droni. Ad oggi i Predator, dal 2010, sono già ospitati nella base di Sigonella, per operazioni in eventuali situazioni di crisi nell’area nordafricana e del Sahel. Per capire quanto sia un’arma già sin troppo contemporanea, bisogna far riferimento ai Predator utilizzati in Afghanistan, che dal 2007 hanno superato le 12.00 ore di volo. L’aeronautica militare italiana, nella missione Nato/Kfor in Kosovo, li utilizza da un anno.

Il viaggio lungo gli armamenti si sposta nello spazio, perché il dominio non può più contare solo su basi in terra, ma deve proiettarsi anche oltre il cielo.

Nonostante Cina, India e Russia sul piano militare siano sulla scia degli Stati Uniti d’America, per quanto riguarda la corsa allo spazio Washinton  ha ancora un margine di vantaggio.

Infatti la comunità internazionale sta chiedendo la revisione dei trattati delle Nazioni Unite che dichiara come nessun pianeta possa essere mira di Stati. Tutta la tecnologia utile ad inviare materiale in orbita, droni, missili e quant’altro, per comunicare (vedi l’importanza di Niscemi) sarà la nuova sfida delle multinazionali. La revisione dei trattati della corsa agli armamenti nello spazio (Paros), chiesta in particolar modo da Russia e Cina, è stata rifiutata da Stati Uniti e Israele.

La II parte della recensione potete leggerla cliccando qui

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